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Qual è la distribuzione del diabete in Italia? Vediamo i dati dell’ISS

L’educazione rappresenta uno degli aspetti fondamentali che possono contribuire a un migliore controllo del diabete.

Infatti i dati più recenti relativi alla distribuzione regionale e culturale del diabete in Italia hanno evidenziato che la diffusione della patologia nella popolazione generale ha raggiunto il 6%, cifra alla quale si può aggiungere una quantità di sommerso preoccupante, stimabile attorno al 2% di coloro che hanno il diabete e non lo sanno (stimate circa 2 milioni di persone).

Secondo i dati a disposizione delle società scientifiche, quasi il 65% delle persone con diabete si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni. Circa un paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni, circa il 2% ha età inferiore a 20 anni e circa il 35% dei soggetti è in età lavorativa (20-64 anni). La prevalenza complessiva è maggiore nei maschi.

Questi dati confermano il fatto che il diabete affligge moltissimi anziani, ma anche che un elevato numero di persone con diabete (oltre 200 mila in questa casistica e oltre 1 milione su base nazionale) non sono anziane e sono nel pieno dell’età lavorativa. Nella fascia 25-44 anni, si va dallo 0,9% di pazienti diabetici tra chi ha una laurea o un diploma superiore, al 2,6% di chi ha una licenza elementare o nessun titolo. Salendo con l’età, i numeri crescono e anche il divario in questo senso va aumentando. Tra i 45 e i 64 anni, tra chi ha una laurea il tasso è del 2,7% a fronte dell’11,5% di chi ha una licenza elementare o nessun titolo di studio; queste due categorie raggiungono rispettivamente l’8,4% e il 16,5% tra gli over 65.

Questi dati fanno riflettere poiché valorizzano uno dei “pilastri” della terapia del diabete, quello dell’educazione. Per ritardare la comparsa del diabete e per contrastarne la progressione, la terapia si basa su quattro pilastri fondamentali, di cui tre non sono farmacologici.

Innanzitutto, l’alimentazione, non intesa come dieta, ma come alimentazione sana, per raggiungere un peso forma e mantenerlo nel tempo. Il secondo pilastro è l’attività fisica, cui segue proprio l’educazione: è fondamentale che il soggetto sappia cosa sta succedendo, quali sono gli effetti delle conseguenze della malattia diabetica, affinché tenga sotto controllo il proprio diabete e i relativi fattori di rischio. La terapia farmacologica è solo il quarto pilastro che regge il “tempio” della terapia del diabete. I dati Istat che hanno contribuito a questo quadro permettono di definire ulteriori dettagli. Per esempio, si riscontra che al Sud la prevalenza del diabete raggiunge il 6,5%, con un picco superiore all’8% in Calabria.

L’ignoranza sul tema diabete è spesso connessa alla mancata conoscenza delle patologie che esso può amplificare o generare. Serve maggiore informazione sul diabete, soprattutto con una mirata formazione delle generazioni più giovani. La malattia inficia sia la qualità che la durata della vita: la mortalità associata al diabete e alle sue complicanze risulta infatti maggiore rispetto a quella degli individui non affetti. Spesso i pazienti non sono consapevoli che le complicanze del diabete possono essere acute (a breve termine), come l’iperglicemia e l’ipoglicemia, frequenti cause di ricovero, oppure croniche (a lungo termine), come le complicanze cardiovascolari, la neuropatia, la nefropatia, la retinopatia, oltre a quelle che si verificano in gravidanza.

Tra le complicanze che più frequentemente causano grave invalidità si annoverano la riduzione della vista che può condurre alla cecità, la neuropatia che, associata alla vascolopatia, può determinare ulcere (piede diabetico) e gangrena degli arti inferiori, le malattie cardio- e cerebrovascolari causate dalla disfunzione endoteliale e dall’iperaggregazione piastrinica, la nefropatia che può esitare in insufficienza renale cronica fino al trattamento sostitutivo dialitico. A tutto questo va aggiunto che le persone con diabete hanno una probabilità 2-5 volte maggiore di essere ricoverate rispetto alle persone non diabetiche e che nella popolazione ospedaliera i diabetici rappresentano il 6-8% dei pazienti ricoverati (oltre il 20% nei reparti di medicina o di terapia intensiva). Rispetto ai pazienti non diabetici, inoltre, la durata della degenza è generalmente più lunga, così come le complicanze e la mortalità intraospedaliera sono più frequenti. Infine, anche i costi del ricovero del paziente con diabete sono maggiori rispetto alle persone senza diabete.

 

Articolo pubblicato su nutrihealth.org il 29/05/2019

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